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SALVA CON NOMEazione scenica in sette quadri per tre attori e un intrusocon Fausto Roncone Antonio Crocetta Tommaso Di Giorgio luci e suono Pierpaolo Di Giulio intruso regista Giacomo Vallozza |
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Nota di regiaSiamo partiti da una domanda: è giusto ammazzare al servizio di un’idea? L’attualità rende retorica la domanda, visto che anche i bambini sono pronti a farsi saltare in aria, come le loro madri e, da tempi antichi, i padri. Per parlare di lotta armata d’altronde (o di terrorismo, secondo il punto di vista) non c’è bisogno di andare molto lontano.Abbiamo quello di casa nostra, di cui ancora sopravvive qualche cellula vagante capace di provocare la stessa smisurata tragedia. E la farsa che ne consegue. In teatro poi le risposte vengono agite, costruite formalmente, con segni più o meno riconoscibili, e si finisce per testimoniare il proprio modo di lavorare, e di pregare. Il tessuto delle improvviss’azioni ha visto nascere un ordito che lentamente si allontanava da quella domanda, anche se ne era contenuto. Salva con nome si presenta dunque orfano. Un'azione scenica in sette quadri, per tre attori, un intruso e una sessantina di posti a sedere, non tutti comodi. E’ una fusione condivisa di tecniche che evocano lo sguardo smarrito di una generazione verso quella che l’ha preceduta, affascinata la prima dalla forza eversiva della lotta, schiacciata dalla barbarie insensata, travolta dalla rovina delle idee che, nell’esplosione finale, le piombano addosso, schegge impazzite. Il primo quadro è una test suggerito dal testo. Ma si svela subito che le parole sono significanti inviati altrove, ingabbiati da forme preesistenti nati con l’uomo, come la lotta per esistere. Un inizio che è già una calata di tela, perché agisce gli schemi formali del teatro con la pretesa di fare giustizia. Si procede dunque a ritroso: secondo, terzo e quarto quadro esplorano le storie personali (il personale è politico recitavano gli slogan della contestazione giovanile dal ‘68 in poi). Questi percorsi individuali sfociano nel teatro ed inizia, in parallelo, un discorso lotta armata–teatro “Non c’è movimento storico senza conflitto” (Roland Barthes, Scritti sul teatro); “Il teatro è guerriglia” (Teatro due Parma, Il teatro del conflitto); “Il teatro non può che essere rivolta” (Eugenio Barba, Mestiere solitudine rivolta). Ma, intrapresa una strada, bisognerà percorrerla fino in fondo. Il sesto quadro ci porta quindi nel buio di una prigione, di un‘idea, della notte. Una resurrezione la cerchiamo nell’ultimo quadro, ma si confonde con il post–moderno. |
Scheda tecnicaDisponibilità palcoscenico per lo scarico 5 ore prima dell’inizio dello spettacolo. |
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