Dalla corrispondenza tra Francesco Valentini e Il maestro Shōkaku Hirano Yoshiaki,
Egregio Maestro Shōkaku Hirano Yoshiaki,
ho letto con grande emozione la sua bellissima lettera, in cui ho trovato parole di conforto e stimolo per continuare a percorrere questa via, che, non le nascondo, negli ultimi anni sta diventando sempre più difficile per chi, come noi, lavora in maniera tradizionale, artigianale o, meglio ancora, nel pieno rispetto delle leggi di Madre Natura. Infatti, come anche lei ha accennato, «la temperatura della Terra sta aumentando e fa paura!»
È proprio così: questo anomalo e repentino cambiamento climatico, che ormai sta rompendo gli equilibri che si sono formati in miliardi di anni e hanno portato la vita sul nostro meraviglioso pianeta, lo noto nel mio lavoro e nel rapporto quotidiano con la natura. Il mondo vegetale, più sensibile di quello animale, ne sta risentendo moltissimo, come dimostra, per esempio, il ciclo vegetale della vite, che negli ultimi anni si è stravolto. I risvegli vegetativi sono ormai quasi sempre in anticipo di quindici o venti giorni, mentre l'epoca della vendemmia è anticipata di quasi un mese. La conseguenza è una crescita sbilanciata dell'uva, con la maturazione zuccherina e quella fenolica (colore, acidità, profumi, ecc.) che non vanno più di pari passo, ma quando se ne raggiunge una, non sempre si ottiene anche l'altra; viene a mancare cioè quel momento cruciale in cui, anche se per pochi giorni, le due maturazioni coincidono in perfetta armonia. Quello che apparentemente è un danno per la sola enologia, in realtà è il segnale di un cambiamento che prima o poi coinvolgerà tutto il mondo naturale: ho iniziato a riscontrare fenomeni strani anche in altre piante, che continuano a vegetare anche in periodo invernale, quando dovrebbero essere a riposo. Ancora più sconvolgente è stato osservare degli olivi, che avevano appena iniziato l'allegagione, ricominciare a fiorire: è come se una donna incinta fosse contemporaneamente pronta per un'altra gravidanza. Tuttavia, anche nel regno animale si possono iniziare a osservare le prime anomalie, come nel caso degli orsi marsicani del Parco Nazionale dell'Abruzzo, che sono usciti dal letargo con un paio di mesi d'anticipo, come anche le tartarughe. Per non dire dei cani e dei gatti, che mutano il pelo anche in periodo invernale o delle api, il più grande indicatore biologico, che stanno lentamente scomparendo. Tutto questo lo trovo preoccupante, non tanto per il mio lavoro che, alla lunga, potrebbe anche cessare, ma soprattutto perché vedo, in queste trasformazioni, un segnale di quello che rischia di accadere in futuro al nostro pianeta. A dire il vero ciò che mi lascia più perplesso è il comportamento dell'uomo rispetto a queste manifestazioni, viste con fatalismo, superficialità, disinteresse o semplicemente come delle curiosità o bizzarrie della natura: non riesco a comprendere il disinteresse per questi cambiamenti, come se fosse cosa che non ci riguarda. Molti, se non forse la maggioranza, non si rendono conto che tutti noi siamo un frammento della terra e dell'universo, e che questi, a loro volta, fanno parte di noi. I fiori, gli alberi, gli animali tutti, sono semplicemente nostri fratelli in questo meraviglioso viaggio che è la vita, e le montagne, i campi, gli oceani, sono tutti membri della nostra famiglia: ciò che accade alla terra inevitabilmente accadrà anche ai suoi figli. Se gli uomini danneggiano il creato, prima o poi subiranno loro stessi le conseguenze, perché sono costituiti dalla stessa essenza. È quello che io definisco la follia razionale dell'uomo, in cui, pur di riuscire ad avere un utile materiale (ricchezza, potere, ecc.), si è disposti a distruggere e, se necessario, uccidere i propri simili, credendo magari di trarre anche dei benefici dalla propria fine.
Ormai l'uomo sta perdendo la consapevolezza del proprio intimo legame con l'universo e contemporaneamente smarrisce la propria istintività (compresa l'inclinazione alla sopravvivenza e alla conservazione della specie) a vantaggio della ragione, ossia della cieca avidità, del desiderio di ricchezza materiale e del potere.
Credo che in questo secolo, più che mai, l'essere umano debba farsi un esame di coscienza e fermarsi a riflettere su quali debbano essere le sue responsabilità e, quindi, future scelte. Dovrebbe imparare a ridimensionare il proprio ego, ormai ipertrofico, per sentirsi di nuovo parte del tutto, tornare a subordinare la ragione all'istintività e capire quali sono le vere priorità, rendendosi conto che ogni sua scelta, nel bene e nel male, inevitabilmente condizionerà gli eventi futuri. È inoltre essenziale che riconsideri che il concetto di utile non è sempre legato al denaro, ma piuttosto connesso a qualcosa di più prezioso; insomma, dovrebbe riuscire a essere più animale e meno uomo e quindi, meno bestiale.
Mi viene in mente quella frase di mio padre che lei ha riportato nella sua lettera: «Lunico essere vivente che potrebbe sparire dalla faccia della terra senza che la terra ne risenta minimamente è l'uomo». Da parte mia aggiungerei che se ciò, per assurdo e disgrazia e solo per l'uomo, dovesse accadere, il mondo tornerebbe a essere un paradiso terrestre, perché governato unicamente dalle leggi dell' armonia e dell' equilibrio. Questo dovrebbe far riflettere su quanto grandi siano i limiti della nostra intelligenza. Comunque, al di là di queste considerazioni e difficoltà, bisognerebbe sempre seguitare a lottare per quello in cui si crede e, come consiglia il famoso proverbio giapponese: Kan wo motte rito nasu, ossia «avere un problema e fare di questo un vantaggio» o forse sarebbe più corretto dire: avere la consapevolezza del problema e quindi trovare la soluzione. È proprio per questo motivo che da alcuni anni cerco, attraverso le interviste che rilascio, di parlare non solo di vino, ma anche e soprattutto della natura a esso legata, che sta cambiando e che inesorabilmente si riflette sulla qualità del liquido stesso. Il vino, come altri prodotti della natura, può essere visto non solo come alimento, ma anche come indicatore dei mutamenti che stanno coinvolgendo la terra: mi convinco sempre di più che noi agricoltori, essendo a contatto diretto e quotidiano con la natura, siamo una sorta di avamposto e pertanto abbiamo il dovere materiale e morale di informare l'opinione pubblica su quello che sta capitando. Il mio atteggiamento viene spesso frainteso e criticato dai colleghi, che mi accusano di danneggiare la commercializzazione dei vini; la tendenza è infatti dichiarare che tutte le annate sono le migliori del secolo e sono eccezionali per qualità. Questo modo di fare, oltre a sembrarmi folle, è ogni giorno più difficile da comprendere, forse perché passo sempre più tempo a contatto con la natura e meno con gli uomini. Spero di non averla annoiata con queste mie considerazioni, ma mi sono permesso, data la stima che nutro nei suoi riguardi, di aprirmi, comunicandole le mie preoccupazioni e perplessità. Mi addolora profondamente sentire che lei è gravemente malato e le auguro dal più profondo del cuore che la sua condizione di salute possa migliorare, sia per lei che per tutte le persone che traggono benessere e saggezza dalla sua persona. Sperando di poterla incontrare a breve, la saluto con grande stima e mi permetto di dire anche con affetto.
Francesco Valentini
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Luigi De Deo Breve biografia Luigi De Deo nacque a Loreto Aprutino il 17 dicembre 1903. Fin da ragazzo si fece apprezzare per la vivezza e la versatilità della sua intelligenza, ma, essendo gracile di costituzione, fu dai familiari avviato ad imparare il mestiere di muratore perché si irrobustisse. Ha fatto questo mestiere per il resto della sua vita. Naturalmente curioso aveva interessi per i vari aspetti della cultura sia umanistica che scientifica e tecnica. Espresse la sua creatività principalmente, ma non solo, in campo letterario, producendo una notevole quantità di opere. I suoi primi più importanti lavori sono le opere teatrali: " I vespri Loretesi" e "Il tesoro di S. Rocco", rappresentati rispettivamente nel 1929 e nel 1931 dalla filodrammatica da lui stesso organizzata e diretta. In essi rivivono, come protagonisti, personaggi che appartengono al popolo, al quale egli si rivolge. Richiamato alle armi viene deportato in Germania nei campi di lavoro e successivamante trasferito in Sardegna per i servizi ausiliari dove prese la malaria. Di ritorno a Loreto trovò la propria casa completamente distrutta dai bombardamenti (1944). Oltre ai lavori già citati, sono stati recuperati, dalle macerie della sua abitazione, altre opere, fra cui: "Guerra sociale", ambientata ai tempi dell'antica Roma, "Fiorella", tragedia pastorale sarda scritta nel 1944. Ha scritto inoltre "I baccanali", riproposizione del rito pagano in onore di Bacco, che veniva rappresentato nel periodo di carnevale per le strade cittadine; "Le tentazioni di S. Antonio" che riprende la tradizione abruzzese della vittoria del popolare santo eremita sulle tentazioni del demonio. Ha scritto inoltre numerose poesie andate in gran parte perdute. Aveva uno spiccato senso sociale, era impegnato politicamente e partecipava attivamente alla lotta politica senza tuttavia aspirare a posizioni di potere . Negli ultimi anni passati a Loreto Aprutino, rilevatene le nuove necessità urbanistiche, ne suggerì lo sviluppo verso la zona dei cappuccini e si fece in tal senso promotore del primo progetto del piano regolatore . Nel 1957 per motivi di lavoro si trasferisce con la famiglia a Pescara. A causa di un incidente sul lavoro prima e di un'infermità dopo, divenne completamente cieco. Trascorse gli ultimi anni amorevolmente curato ed assistito dalla moglie Aida. E' morto il 15 agosto 1971. | | | | |
Breve biografia
Luigi De Deo nacque a Loreto Aprutino il 17 dicembre 1903. Fin da ragazzo si fece apprezzare per la vivezza e la versatilità della sua intelligenza, ma, essendo gracile di costituzione, fu dai familiari avviato ad imparare il mestiere di muratore perché si irrobustisse. Ha fatto questo mestiere per il resto della sua vita. Naturalmente curioso aveva interessi per i vari aspetti della cultura sia umanistica che scientifica e tecnica. Espresse la sua creatività principalmente, ma non solo, in campo letterario, producendo una notevole quantità di opere. I suoi primi più importanti lavori sono le opere teatrali: " I vespri Loretesi" e "Il tesoro di S. Rocco", rappresentati rispettivamente nel 1929 e nel 1931 dalla filodrammatica da lui stesso organizzata e diretta. In essi rivivono, come protagonisti, personaggi che appartengono al popolo, al quale egli si rivolge. Richiamato alle armi viene deportato in Germania nei campi di lavoro e successivamante trasferito in Sardegna per i servizi ausiliari dove prese la malaria. Di ritorno a Loreto trovò la propria casa completamente distrutta dai bombardamenti (1944). Oltre ai lavori già citati, sono stati recuperati, dalle macerie della sua abitazione, altre opere, fra cui: "Guerra sociale", ambientata ai tempi dell'antica Roma, "Fiorella", tragedia pastorale sarda scritta nel 1944. Ha scritto inoltre "I baccanali", riproposizione del rito pagano in onore di Bacco, che veniva rappresentato nel periodo di carnevale per le strade cittadine; "Le tentazioni di S. Antonio" che riprende la tradizione abruzzese della vittoria del popolare santo eremita sulle tentazioni del demonio. Ha scritto inoltre numerose poesie andate in gran parte perdute. Aveva uno spiccato senso sociale, era impegnato politicamente e partecipava attivamente alla lotta politica senza tuttavia aspirare a posizioni di potere . Negli ultimi anni passati a Loreto Aprutino, rilevatene le nuove necessità urbanistiche, ne suggerì lo sviluppo verso la zona dei cappuccini e si fece in tal senso promotore del primo progetto del piano regolatore . Nel 1957 per motivi di lavoro si trasferisce con la famiglia a Pescara. A causa di un incidente sul lavoro prima e di un'infermità dopo, divenne completamente cieco. Trascorse gli ultimi anni amorevolmente curato ed assistito dalla moglie Aida. E' morto il 15 agosto 1971.

progetto valentini
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Convegno a Padova maggio 2009
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La curiosità di conoscere più da vicino un concittadino illustre? Il fascino che avvolge un luogo silenzioso, abbandonato? Il mistero di una famiglia riservata, di una proprietà sgretolata, dissolta? Più semplicemente sarà stato il cartello con la scritta “VENDESI”, che pendeva dal battente di casa Valentini, a spingerci ad incontrare Stefano Valentini, nipote dello scrittore. A lui abbiamo chiesto di visitare la casa del nonno paterno. Sapevamo che tutto ciò che riguarda Zopito Valentini era ancora lì dentro, ma non ci aspettavamo una casa così bella e malridotta. Il materiale dello scrittore era ammucchiato in piccola parte nello studio e in gran parte nella soffitta, dove piccioni, faine e agenti atmosferici vari giocavano a cambiare i connotati di libri, lettere, riviste, giornali, documenti, cliché, piccole e grandi voliere, sparsi dappertutto nella soffitta. Quando ci siamo ripresi dallo sgomento, abbiamo chiesto a Stefano di mettere a disposizione dell’Associazione Culturale Lauretana tutto il materiale cartaceo del nonno, con l’obiettivo di conservarlo, studiarlo e valorizzare così l’opera di Zopito Valentini, un loretese conosciuto poco e male dai suoi stessi concittadini, associato per lo più ad una via (abballe a Valindine appunto, già via XX Settembre) o ad un omonimo famoso per i suoi vini. Ciò che si propone nel cartellone del Teatro Comunale Luigi De Deo di Loreto Aprutino non è né una mostra retrospettiva, né uno spettacolo teatrale. E’ una visitazione libera dello scrittore, del giornalista,dell’editore, dell’organizzatore e dell’avicultore Zopito Valentini, prima tappa di un percorso che porterà ad una analisi critica, più precisa e completa, della figura e dell’opera dell’artista loretese. Questa breve indagine, ideata da Giacomo Vallozza e Fausto Roncone, è stata realizzata con un gruppo di giovanissimi nell’ambito del laboratorio “Radici”, (progetto “Crescere insieme” per la prevenzione della tossicodipendenza e del disagio giovanile). La conclusione del lavoro su Zopito Valentini sarà l’allestimento di una sezione dedicata interamente allo scrittore all’interno della biblioteca comunale di Loreto Aprutino; un secondo obiettivo, più ambizioso, è quello di istituire una “Fondazione Valentini” e spingere quindi per l’acquisizione della residenza dell’artista, dove verrebbe sistemato tutto il materiale che lo riguarda. In prospettiva pensiamo ad un Centro Studi del patrimonio artistico e storico dell’intera area vestina.
SETTIMANA LORETESE DELLA CULTURA
Dal 25 oggi fino al 31 ottobre 2008, si è svolta a Loreto Aprutino, presso il Teatro Comunale “Luigi de Deo”, la Settimana loretese della cultura. Il progetto, ideato dall’Associazione Culturale Lauretana, è stato realizzato con il contributo di: Provincia di Pescara, Comune di Loreto Aprutino, Istituto Statale d’arte “V. Bellisario”-Pescara, Regione Abruzzo, Biblioteca Provinciale di Pescara, Biblioteca “Gaetano Panbianco” Loreto Aprutino.
La “Sette giorni” dedicata allo Scrittore, Editore ed Organizzatore Zopito Valentini, si è aperta con una Giornata di studi. L’inaugurazione della mostra di ristampe dei cliches della rivista “APRUTIUM”, di cui Valentini fu direttore ha dato via ai lavori dopo i saluti di Paolo Fornarola, Assessore alla cultura della Provincia di Pescara, Mauro Di Zio, Presidente Fondazione Musei Civici di Loreto Aprutino, Bruno Passeri, Sindaco di Loreto Aprutino, Sandro Di Minco, Assessore alla cultura del Comune di Loreto Aprutino, e con la presentazione della ristampa del libro “UN ANNO SENZA RONDINI”.
A seguire gli interventi di Enzo Fimiani, Direttore della Biblioteca provinciale di Pescara, Maria Laura Priori, nipote di Zopito Valentini, Giacomo Vallozza, Presidente Associazione Culturale Lauretana e Mario Cimini, Docente presso l’Università ”G. d’Annunzio” di Chieti.
Dopo un breve intervallo: “Venture d'America”, la lettura scenica del Teatro del Paradosso, a cura di Domenico Galasso, con Domenico Galasso, Tommaso di Giorgio e Federica Nobilio.
La mostra delle ristampe dei cliches della rivista “APRUTIUM”, impresse nei laboratori dell’Istituto Statale d’Arte ”V. Bellisario” Pescara, è rimasta aperta dal 25 al 31 ottobre 2008, presso il Teatro Comunale “Luigi de Deo” di Loreto Aprutino.
LOCANDINA
Profilo biografico
Zopito Valentini nacque a Loreto Aprutino (allora in provincia di Teramo) il 17 aprile 1890 da un’agiata famiglia della borghesia cittadina. Frequenta il liceo classico Ovidio di Sulmona e, sedicenne, figura già tra i collaboratori del periodico loretese l’«Abruzzo Letterario» (1906-1912) fondato e diretto da Gaetano Panbianco (1864-1937), un personaggio che dovette a tutti gli effetti costituire il suo maestro sia nell’attività giornalistica che nell’impegno a vivacizzare culturalmente la vita di provincia. Si faceva conoscere, intanto, anche al di fuori del paese natio: dal 1906 è corrispondente e redattore de «Il Divenire Artistico» di Caltanissetta; nel 1907 pubblica un carme commemorativo dell’impresa garibaldina dei Mille, Lo scoglio di Quarto; l’anno dopo è la volta di una raccolta di versi, Canti ribelli, benevolmente incoraggiata da Edmondo De Amicis; seguono, nel 1909, Primo amore, e, nel 1910, Sorrisi: piccoli echi di vita, raccolta di racconti per lo più già apparsi su varie testate giornalistiche. Appena ventenne, insomma, Valentini è già un nome nella repubblica delle lettere e soprattutto ha maturato una fondamentale esperienza come giornalista, professione a cui resterà sostanzialmente fedele per il resto della sua vita. Non è un caso che, già nel 1912, nonostante la giovane età, riesce a dar vita, con sede redazionale a Loreto Aprutino, in assoluta autonomia, ad una rivista – «Aprutium» – che in breve tempo si sarebbe affermata tra le più prestigiose del giornalismo culturale non solo regionale ma anche nazionale e internazionale. Il suo obiettivo era di creare in Abruzzo uno strumento che fosse «l’eco di tutto il movimento letterario-artistico-scientifico moderno» e nello stesso tempo contribuisse a far maturare sul piano sociale i germi del rinnovamento civile: a tal fine Valentini ricerca e si assicura la collaborazione di personalità di rilievo nel panorama culturale contemporaneo, da Luigi Pirandello a Marino Moretti, da Luigi Capuana a Grazia Deledda, da Ada Negri a Benedetto Croce, da Guido Gozzano a Giuseppe Prezzolini. Le pagine del mensile vengono così occupate da liriche, prose narrative, opere teatrali, profili di personaggi famosi, recensioni che disegnano il quadro multiforme della letteratura e dell’arte del tempo; il successo dell’iniziativa è presto evidente: già nel 1912 la rivista apre una redazione a Roma (affidata a Nicola D’Aloisio) ed una a Parigi (coordinata da Ary René d’Yvermont). Iniziano anche le collaborazioni di importanti scrittori francesi, come Henry de Régnier, Maurice Maeterlinck, Catulle Mendés. Ma nonostante la buona diffusione del periodico e il suo alto spessore culturale, l’impresa entra in crisi nel giro di pochi anni per difficoltà economiche: Valentini la sosteneva quasi da solo, con notevole dispendio del suo patrimonio familiare. L’ultimo numero della rivista, realizzato nel 1918 con il contributo di ben 73 collaboratori (tra cui D’Annunzio, Gentile, Verga, Corradini, Pirandello, Di Giacomo, Rosso di San Secondo), venne interamente dedicato alle Forze Armate Italiane in occasione della Grande Guerra, ma, essendo stato ultimato dopo l’armistizio, non venne diffuso. Ormai, però, la fama di Valentini come giornalista e promoter culturale è consolidata. Viene chiamato a Milano dalla casa editrice dell’«Illustrazione Internazionale» a dirigere una pubblicazione d’arte, «Rinascita», impegno che lo assorbe per tutto il 1919. L’anno dopo è di nuovo in Abruzzo: a Castellamare Adriatico fonda un nuovo giornale, «L’Idea Abruzzese» (1921-1923), settimanale, come recita il sottotitolo, «di lotta e di valorizzazione delle forze e degli interessi regionali». Dalle colonne di questa rivista lancia campagne di sensibilizzazione pubblica sui problemi e le prospettive dell’Abruzzo: fomenta la creazione della provincia di Pescara e soprattutto promuove, nel 1923, la realizzazione della “Settimana abruzzese”, una serie di manifestazioni artistiche e una grande esposizione fieristica che poi si tennero a Castellamare e costituirono a livello nazionale un’indubbia vetrina delle potenzialità economico-culturali della regione. Sono forse proprio gli strascichi per l’organizzazione di questa manifestazione (non ultima la delusione per l’ipocrisia e l’inaffidabilità di politici e potenti del tempo, tra cui il compaesano Giacomo Acerbo), per la quale Valentini non aveva lesinato, come al solito, energie e risorse economiche personali, che lo portarono ad un vero e proprio tracollo finanziario e lo convinsero a maturare l’idea di espatriare. Nel febbraio 1924 lascia l’Abruzzo alla volta degli Stati Uniti, e qui, se si eccettua un breve rientro a Loreto tra la fine del 1924 e gli inizi del 1925, rimane per 6 anni, vivendo di occupazioni saltuarie: tiene inizialmente una serie di conferenze con l’obiettivo di raccogliere fondi sia per estinguere i debiti contratti che per la realizzazione a Castellamare di un “Palazzo delle arti e delle industrie del Mezzogiorno d’Italia”, collabora con l’ambasciata italiana conducendo un’indagine sulla condizioni degli immigrati, invia qualche corrispondenza ad alcuni giornali italiani, smercia l’olio loretese…. Non lo abbandonano in questo periodo gli interessi letterari: compone sicuramente un romanzo che cerca invano di pubblicare in America (se ne hanno diverse notizie dalla documentazione recentemente recuperata nella sua casa di Loreto Aprutino); va mettendo insieme i capitoli di Un anno senza rondini (pubblicato poi dal Vallecchi di Firenze nel 1930), libro che rievoca le suggestioni del viaggio americano (in particolare del primo anno) e che, tra l’altro, resta una delle sue cose artisticamente più valide. Valentini torna in Italia definitivamente nel 1930; ma la sua vita da questo momento e fino alla morte (avvenuta a Pescara il 5 dicembre 1930) sembra dileguarsi nell’anonimato: qualche sporadica notizia si ha su un suo progetto di fondare un grande quotidiano italo-americano. Tuttavia nuovi dettagli potrebbero venire dall’esame delle carte del suo archivio personale (solo da poco venuto alla luce e, al momento, non ancora disponibile per la consultazione).
Diamo qui di seguito alcune indicazioni bibliografiche che potrebbero essere utili per approfondire la figura e l’opera di Valentini: MICHELE VELLANTE, Zopito Valentini: un grande abruzzese, Penne, Tipografia Cantagallo, 1966; MARIA LAURA PRIORI, «Aprutium» e la cultura del primo Novecento, in «Oggi e Domani», 10 ottobre 1981; LUCIANA PASQUINI, Il viaggio americano di Zopito Valentini, in Nei paesi dell’utopia, a cura di Vito Moretti, Roma, Bulzoni, 1997, pp. 225-253; MARIA LAURA PRIORI, Le riviste di Zopito Valentini, in Giornali e riviste in Abruzzo tra Otto e Novecento, a cura di Gianni Oliva, Roma, Bulzoni, 1999, pp. 405-418; MARILENA GIAMMARCO, Achille Ricciardi e Zopito Valentini, in Giornali e riviste in Abruzzo tra Otto e Novecento, cit., pp. 419-442; MARIO CIMINI, Dinamiche dell’aggregazione culturale in area adriatica: il caso di Loreto Aprutino tra Otto e Novecento, in «Adriatico / Jadran», 1/2005, Atti del I Congresso Internazionale della Cultura Adriatica, Pescara, 6-9 ottobre 2004, a cura di Marilena Giammarco e Antonio Sorella, Pescara, 2005, pp. 382-396; MARIO CIMINI, Zopito Valentini, in Gente d’Abruzzo. Dizionario biografico, vol. X, Castelli (Te), Editrice Andromeda, 2007, pp. 187-190.
Mario Cimini
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da un sonetto di Z. Valentini PERCHE' ?...
teatrocomunale
STORIA
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Il teatro comunale denominato Luigi De Deo in onore di un maestro muratore loretano, drammaturgo e poeta, fondatore della prima filodrammatica loretana e autore dei testi teatrali più significativi della storia di Loreto, è un edificio storico che ha avuto un ruolo di primo piano nelle attività culturali del paese in quest’ultimo secolo.Con la riapertura dello spazio come centro polivalente, il paese viene a dotarsi di una struttura fondamentale per la vita artistica dell’intera area vestina. La struttura fa parte di un complesso architettonico il cui impianto originario corrisponde ad un insediamento monastico (probabilmente benedettino) del XIII secolo. Ha avuto usi diversi nel corso dei secoli, da granaio del convento a sala per le riunioni del decurionato prima dell’unità d’Italia, da sala teatrale a partire dal 1886 a cinematografo Littorio durante il ventennio fascista, da sala per conferenze a palestra sportiva (perfino la SS Lauretum ha usufruito dello spazio che è stato anche palestra di boxe). Il teatro comunale, dopo le imponenti costruzioni nella parte alta del paese (il castello, ovvero il potere temporale, e la chiesa di San Pietro, sede del potere spirituale, che si fronteggiano agli estremi di via Baio), viene a costituire il terzo polo che completa e stabilisce l’equilibrio mancante sul piano storico e sociale, in quanto rappresenta il luogo dove si manifesta la creatività popolare, il suo bisogno di presentarsi e rappresentarsi, il punto d'incontro degli opposti.
Abbandonato in seguito alla costruzione del nuovo Cinema Teatro, è stato ristrutturato nel Duemilauno e dato in gestione nel gennaio 2002 alla Compagnia del Paradosso-ACL , che mira a farlo divenire un luogo di aggregazione sociale.
Dopo quarant’anni riapre il teatro comunale
In genere le attività culturali di un Paese diminuiscono con l’approssimarsi di eventi bellici, per poi riprendere sull’onda dell’entusiasmo per la fine del terrore e delle distruzioni. Non così è stato a Loreto Aprutino, per non dire dell’intera area vestina. Infatti, in pieno boom economico, l’attività culturale a Loreto è andata lentamente scemando fino a cessare del tutto. Nel 1961 è stato chiuso il teatro comunale (gestito allora dal G.A.D di Luciano Evangelista). Poco prima aveva interrotto l’attività la civica scuola di musica “Acerbo” che cercava di tenere in piedi la banda musicale; sono cessate le manifestazioni sporadiche che, a iniziativa più o meno individuale, di nobili e notabili, ancora accadevano. È solo nel 1978 che l’Amministrazione, con una scelta coraggiosa per l’epoca, decide di finanziare una manifestazione estiva, densa di appuntamenti teatrali, musicali, figurativi, sociali. Da quel lontano 1978 l’Associazione Culturale Lauretana (fondata due anni prima con l’intento di valorizzare, conservare e promuovere il patrimonio storico artistico e culturale di Loreto), si è battuta per la ristrutturazione del teatro comunale. Ci sono voluti ventitre anni. A quarant’anni di distanza dall’ultimo spettacolo possiamo finalmente riprendere l’attività.
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ALBUM
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sipario
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quadro luci
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1977 Il militare? Oh che bello! regia di Nicola De Toma - LOCANDINA
1981 "Paolo Recchia" 3 atti di Luigi De Deo - Regia Vallozza - Roncone - LOCANDINA
1982 I Vespri Loretesi 4 atti di Luigi De Deo Regia G. Vallozza - F. Roncone - LOCANDINA
1983 I Vespri Loretesi sceneggiato rai 3 di Luigi De Deo Regia Franco Farias - LOCANDINA
1985 Nunzio Sulprizio Regia Danilo Volponi - LOCANDINA
1985 La vedova Scaltra di C. Goldoni - Regia Danilo Volponi - LOCANDINA
1987 Erostrato (da un racconto di Jean Paul Sartre) - Regia Giacomo Vallozza
1988 Un Sorso di Terra di Heinrich Boll - Regia Giacomo Vallozza
1989 L'Orso e il Canto del cigno di Anton Cechov - Regia Giacomo Vallozza - LOCANDINA
1990 Commedia della sete testi vari - Regia Giacomo Vallozza - LOCANDINA
1991 Pelleas e Melisande di Maurice Maeterlink - Regia Giacomo Vallozza - LOCANDINA
1993 Farsa della morte di Michel de Ghelderode - Regia Giacomo Vallozza - LOCANDINA
1997 Armonie in nero Tre atti unici di Aldo Nicolaj - Regia Giacomo Vallozza - LOCANDINA
1998 "Hàbeas Animam" L’avventura di un uomo libero da Ignazio Silone - Regia Giacomo Vallozza - LOCANDINA
2000 Le tentazioni di Sant’Antonio breve visitazione di un mito contadino - Spettacolo di strada - LOCANDINA
2002 Il Pifferaio magico Regia G. Vallozza - LOCANDINA
2003-04 Salva con nome Elaborazione drammaturgica e Regia G. Vallozza - LOCANDINA
2004 Il borghese gentiluomo liberamente tratto dal testo di Moliere - Regia Giacomo Vallozza - LOCANDINA
2005 Sciopero Regia G. Vallozza - LOCANDINA
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