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l'associazione culturale lauretana

L’Associazione Culturale Lauretana è un’associazione senza scopo di lucro, costituitasi con atto notarile nel 1976. Lavora nel territorio vestino (entroterra pescarese) con l’intento di studiare, valorizzare e diffondere il patrimonio artistico, etnografico e culturale in generale dell’area di riferimento; e inoltre promuove iniziative culturali con particolare riguardo al settore teatro.
 
L’associazione Culturale Lauretana nel novembre 2006, ha compiuto trent’anni. E’ motivo di orgoglio per tutti coloro che hanno attraversato nel tempo la realtà associativa che essa riesca, dopo trent’anni, ad essere vitale, professionale e competitiva. Tale e tanta è stata l’attività in questi trent’anni che ci vorrebbe un’intero museo per esporre tutto il materiale prodotto.
Le punte più alte raggiunte dall’attività associativa sono rappresentate dalla riscoperta di autori locali che, anche se non noti alla cultura ufficiale, hanno avuto riconoscimenti nazionali, come Marino Di Carlo, grafico pubblicitario che ha creato marchi famosi come Ferro-China Bisleri, Lane Rossi e tanti altri; il fotografo Orazio di Camillo le cui immagini degli anni venti, oltre a documentarci una Loreto inedita e inaspettata, ci regalano primi piano di uomini, nobili e non, che non disdegnerebbero di essere affiancati alle foto dei fratelli Alinari. E tanti scrittori e giornalisti, come Gaetano Panbianco, editore di tanti periodici abruzzesi (L’Abruzzo letterario, la cronaca abruzzese, tanto mal conservati dalla biblioteca provinciale) al quale è intestata la biblioteca comunale; Zopito Valentini, ideatore dell’Aprutium (la più grande rivista letteraria del centro Sud, prima degli anni Venti) e della Settimana abruzzese, nonché primo sostenitore della necessità di formare la provincia di Pescara che poi il ministro Giacomo Acerbo (e Gabriele d’Annunzio) renderà possibile.

Il lavoro di trent’anni è un ringraziamento al tempo e alla tenacia di coloro che hanno deciso di puntuare sulla cultura come strumento di crescita sociale e fonte di lavoro. Ma questi anni non assumono un valore squisitamente celebrativo; diventano occasione per una pausa di riflessione sull’operato e sul futuro: ovvero quale politica culturale adottare per il territorio in cui si è deciso di agire, soprattutto in riguardo al diverso campo di azione dell’attività associativa. Una valutazione di quanto fatto in trent’anni forse può aiutarci a comprendere le differenze delle dinamiche sociali ieri e oggi, può dare indicazioni per affinare gli strumenti da adottare per incidere maggiormente su un territorio che a volte risulta frastornato, o poco informato, anche per la  crescita esponenziale dell’offerta culturale.
Una  mostra  fotografica allestita per l'occasione nel teatro comunale è ancora  fruibile.


Attività
 
a) organizzazione di eventi, festival, stagioni di spettacoli, mostre;
 
b) corsi di teatro, danza, yoga, di maestranze tecniche per lo spettacolo;  

 
c) teatrali: produzione e vendita di spettacoli, progettualità nell'organizzazione;
 
d) culturali: studio e valorizzazione del patrimonio artistico nel territorio di riferimento (ultima attività ristampa del romanzo Un anno senza rondini di Zopito Valentini e trascrizione del carteggio relativo)
 
e) attività interne: VIDEOTECA   - INTERNET POINT


La videoteca dell'ACL comprende una raccolta di film (in videocassetta e dvd), una raccolta di cd musicali e una raccolta di materiale cartaceo (riviste, manuali, annuari, etc.) di argomento cinematografico e musicale.
Tutto il materiale è stato messo a disposizione in gran parte dalla famiglia Vallozza per una libera fruizione da parte dei soci dell'ACL.




Sono entrato in Associazione nell'estate del 1978, i soci preparavano gli Incontri. 
Avevo diciotto anni e la voglia di rendermi utile, dare una mano per qualsiasi cosa odorasse di arte e di cultura. Chiesi a uno con i capelli lunghi che lavorava alacremente e sembrava sapesse cosa stava facendo. 
Mi diede una pennello e disse: "Vai avanti tu". 
Non ho smesso di lavorare per tutta l'estate, spostando una quantità esorbitante di sedie (Incontri '78, prima edizione del festival, prevedeva tre spettacoli al giorno, alle 19, alle 21, alle 23 e le sedie erano sempre quelle); ho portato il camion (quello di Pasquale Chiappini, all'epoca), tirato fuori e rientrato pianoforti, sistemato palchi, incollato fusti di birra, aiutato alle "rostelliere" (per ogni tornata del festival si allestiva uno stand gastronomico); ho suonato, arrancando alla batteria insieme ad Angelo Crocetta (l'angelo contemporaneo per me ha il suo volto, quello dello sfacelo) e a Fausto Roncone (era lui il capellone decisionista), nella serata conclusiva degli Incontri. 
Il tempo se n'è volato via in un battito d'ali. 
Ora le dò un posto speciale a quella estate.
Il lavoro naturalmente è continuato, duro e incessante, negli anni a venire. Gli Incontri sono diventati un'istituzione. Abbiamo fondato un gruppo teatrale; Teatrodelparadosso.
Col tempo questo lavoro assomiglia sempre più a un mestiere, anche se in paese molti credono che sia un divertimento. "La cultura a che serve? E poi dà da mangiare?
E' vero, ci divertiamo. Ma per alcuni di noi ideare, organizzare e realizzare un evento culturale è anche un lavoro. Ciò non vuol dire che non abbiamo continuato a spostare sedie, stendere chilometri di cavo elettrico, montare impianti audio e luci, amministrare una piccola ma movimentata associazione. Continuiamo a fare volontariato, come prima; e a remunerarci, quando è possibile. Nel frattempo il Teatro è diventato professione.
Ma dal secolo scorso ad oggi sono cambiate tante cose.
Intanto quella fame di spettacolo che c'era nel '78 oggi non c'è più.
Una rappresentazione, un concerto all'aperto d'estate, al chiostro San Francesco, o a Largo Bocce, in Piazza Mazzini o nel piazzale del Carmine, nelle piazzette e nei vicoli del centro storico, avevano un fascino tutto loro, una magia che oggi non è possibile ritrovare.
Chiedete alle immagini se non mi credete.
Il festival Incontri ha rappresentato l'innovazione più grande nel panorama culturale abruzzese, in un periodo in cui intorno c'era solo il silenzio. Si è caratterizzato subito per la compresenza di espressioni della cultura locale e fenomeni di più acclarata fama nazionale ed internazionale.
Fin dalla sua nascita (dicembre 1976), l'associazione Lauretana è stata caratterizzata da un'attenzione caparbia alla storia del paese, alla salvaguardia del patrimonio artistico, alla valorizzazione del genius loci. Ne sono una dimostrazione concreta la prima mostra fotografica che ha svelato una Loreto inedita, dalla fine dell'Ottocento agli anni Cinquanta, nei suoi aspetti più identificativi: la processione di San Zopito e del bue, lo splendido panorama, il lavoro artigianale e quello dei campi, le fiere pesane, i personaggi illustri, la celebrazione della vita e della morte.
E' merito dell'associazione Culturale Lauretana (in particolare di Mauro Soccio e Giovanni Giovanetti) aver portato alla conoscenza di molti l'opera di Orazio Di Camillo, fotografo per passione, che ci ha regalato immagini di paesani di una bellezza straordinaria; Marino di Carlo, grafico pubblicitario che ha realizzato il logo di grandi industri italiane, come la Ferro-China Bisleri, l'Aurum, nonché le insegne di negozi locali e disegni di stoffe da corredo; Zopito Valentini, forse il loretese più noto nel Novecento, insieme a Giacomo Acerbo. Scrittore, editore, fotografo, conferenziere e organizzatore, ha ideato e realizzato una delle più belle riviste letterarie della prima metà del secolo XX. l'Aprutium, dove hanno scritto autori illustri, come Oscar Wilde e Maurice Maeterlink, emergenti come d'Annunzio e Pirandello, nonchè Capuana, Verga, Deledda … insomma il fior fiore letterario di quegli anni. E' stato ideatore e organizzatore della Settembrata abruzzese, la più grande manifestazione per la valorizzazione dell'arte e dell'artigianato abruzzesi mai concepita, alla presenza del duce, dei ministri del governo e dello stesso Acerbo.
E' stato questo il compito dell'Associazione culturale Lauretana: non disperdere il materiale, presente ancora massicciamente nelle case nobiliari e non (grande quantità di lettere e libri è stata salvata pochi mesi or sono dalla distruzione, dopo la vendita di palazzo Valentini), studiare e valorizzare tutto ciò che merita attenzione.
Probabilmente l'amore verso la propria terra spinge i soci dell'Acl, dopo trentadue anni, ad indossare delle calzamaglie e delle casacche logore per portare in giro per l'Italia Le tentazioni di Sant'Antonio, una rivisitazione della tradizione abruzzese in dialetto loretese, con una musica introduttiva di Angelo che meriterebbe di essere studiata nelle scuole.
Il teatro del Paradosso ha allestito uno spettacolo teatrale che narra le vicende delle lotte bracciantili degli anni '50 e in particolare le vicende loretesi: Sciopero. una storia di Zopito. Il testo ha vinto tre premi drammaturgici nazionali e lo spettacolo ha avuto un successo strepitoso.
Inoltre, con la ristrutturazione del Teatro Comunale, si è avviata una stagione teatrale, Teatro&Oltre che, nei limiti delle possibilità finanziarie e strutturali, ha portato a Loreto artisti di fama internazionale e artisti emergenti, nel campo del teatro e della musica, non tralasciando rassegne di teatro popolare e dialettale.
Dal 2006, la Compagnia del Paradosso ha avviato una scuola di Teatro per fasce differenziate di età e di livello, nonché laboratori di formazione per attori professionisti.
Loreto, un paese di settemila abitanti, è il riferimento culturale di tutto l'entroterra pescarese: e questo lo si deve anche all'attività svolta dell'Associazione Culturale Lauretana.
Oggi è sempre più difficile continuare, resistere. Quando uno stato sociale rischia il collasso finanziario, la prima voce ad essere sacrificata è la cultura.
E così l'Associazione fa quadrato intorno alle attività che prescindono dai finanziamenti pubblici, ovvero la vendita degli spettacoli, i laboratori didattici, la scuola di teatro.
Quest'anno non c'è stata la stagione teatrale e non ci sarà l'edizione 2008 degli Incontri. E' un segno dei tempi?
In passato c'erano state altre interruzioni e nessuno si è strappato i capelli.
Non accadrà nemmeno quest'anno.
Ma crediamo che un paese senza il suo festival e la sua stagione sia un paese più povero.
 

Giacomo Vallozza